Dove ancora esiste lo sport

Ho visto uno stadio riempirsi di tifosi e tingersi di nuovo di azzurro, con tanti tricolori sventolare per le strade; ho visto una piazza di Roma nuovamente invasa da tanta gente festosa davanti ad un maxi-schermo.
Con un mondiale vinto in estate sarebbe stato facile pensare che il calcio potesse tornare ad entusiasmare le folle. Invece no.
Del Mondiale vinto non restano che delle fotografie nell’album dei ricordi mentre il calcio nostrano già debilitato da un’ estate passata nei tribunali ha ricevuto un altro colpo pesante dalla infausta serata di Catania, dove la violenza ha azzerato tutto.
Le conseguenti chiusure degli stadi hanno ridotto ai minimi termini la passione calcistica degli italiani, confinati ad un calcio da salotto, fatto di primi piani, replay a iosa e condito da infiniti dibattiti da bar.
E allora tutte quelle persone scese in piazza cosa facevano?
La risposta è semplice tifavano per uno sport, relativamente giovane, semplice da comprendere fatto di forza e tecnica, dove l’agonismo tocca punte altissime e nessuno degli atleti in campo si risparmia, dove la lotta è quindi durissima ma appena l’arbitro fischia la fine, i giocatori si ritrovano a bordo campo per scambiarsi reciproci complimenti a prescindere il risultato, dove i tifosi non hanno età e gli spalti sono pieni di intere famiglie, dove vincere o perdere non è una tragedia, dove lo sport è festa a prescindere, dove ancora esiste lo Sport con la esse maiuscola.
E allora signori, W il Rugby!

Articolo di Lallo
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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