Eccesso e pacatezza

Dopo la finale di Champions sono arrivati anche gli ultimi verdetti dai campi italiani: Torino e Pescare tornano in serie A (rispettivamente dopo 3 e 19 anni) e Napoli vincitore della Coppa Italia.
Benissimo, onore ai vincitori. Onore a chi durante tutto l’anno ha faticato, non ha mollato mai e si è guadagnato la promozione nella massima serie con una giornata d’anticipo. Ed onore anche a chi ha posto fine all’imbattibilità stagionale della corazzata bianconera, approfittando forse di una maggior “fame di vittoria” e sfruttando le occasioni create.
Ci sono però da fare delle considerazioni.
La Coppa Italia nel nostro Paese viene poco considerata (al contrario di altre nazioni, ad esempio la coppa di lega inglese, dove forse vale più del campionato stesso), dà diritto ad un posto in Europa League (e non alla Champions), di solito gli allenatori fanno giocare i rincalzi (propriò perchè viene considerata poco). Di solito gli stessi tifosi si concentrano, nel commentare, più le coppe europee e il campionato, che la stessa Coppa Italia.
Risulta quindi “strano” vedere ogni anno, indipendentemente da chi vinca, scene di esultanza spasmodica, indecifrabile.
Certo è un trofeo e fa bacheca, ma se viene considerato un trofeo minore, dovrebbe comunque essere un’esultanza più pacata.
Poi ci sono casi come quelli dei partenopei, in cui la squadra che se lo aggiudica è a digiuno da trionfi da anni, e allora l’essere “invasati” ci può stare, ma c’è anche da dire che alla luce della stagione appena conclusa, sembrerebbe un “contentitno”, un premio di consolazione…perchè effettivamente dopo l’eliminazione dalla Champions, il Napoli ha tirato i remi in barca in campionato raggiungendo un piazzamento dignitoso solo per l’Europa League.
E che dire di quello che è successo in questo week-end?
L’attentato a Brindisi, in una scuola. Il terremoto in Emilia-Romagna.
I ragazzi attoniti, sgomenti, in lacrime, impauriti per colpa di qualcuno che ha voluto violare un luogo che dovrebbe essere sacro e sicuro.
Le vite spezzate, o sul confine tra vita e morte. Ma anche gli sfollati, i crolli, i danni, i decessi, i dispersi.
E poi c’è qualcuno che fischia l’inno nazionale (come ieri prima della finale di Coppa Italia).
L’Italia dovrebbe essere unita in situazioni come queste e magari, anche se si raggiungono storici traguardi, pensare anche a chi quei traguardi non potrà più vederli o anche solo immaginarli.
Maggiore pacatezza, in certe occasioni, non guasterebbe.

Esprimiamo massima vicinanza e solidarietà alla Città di Brindisi, ai suoi giovani e alle popolazioni colpite dal terremeto nel Nord Italia.

 
 
Articolo di Kaiserniky
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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