Grandi Piccoli e Piccole Grandi

"Per dipingere una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello"..questa frase andava in onda in alcuni spot televisivi degli anni '80, ma lo vediamo tornare in auge proprio adesso non sulle emittenti televisive, ma sui campi della serie A.
C'è chi sosteneva (e sostiene) che la stazza fisica ha la sua importanza, chi sostiene che è preferibile un calcio muscolare e massiccio piuttosto che uno ricco di agilità e spettacolo, anche se alla fine l'importante è la vittoria.
E così in mezzo ai vatussi ecco spuntare chi fino ad adesso è stato trascurato: Sebastian Giovinco, classe 1987, da Torino, soprannominato la "formica atomica" per la sua bassa statura fisica e le sue qualità tecniche.
Dopo l'annata positiva di Empoli e la non esaltante stagione alla Juventus (non esaltante sia da parte sua, che da parte di tutta la squadra), sembrava fosse stato una meteora e invece… E invece in questo inizio di stagione sembra rinato, prestazioni di carattere, di classe, di qualità e di sostanza. Capace di risolvere le partite come ieri contro il Genoa, esaltando le sue doti individuali, ma dando convinzione e consapevolezza a tutta la squadra.
Certo, l'ambiente di Parma è forse più tranquillo di quello di Torino, è anche vero che a Parma di talenti non ce ne sono così tanti come nella juve e quindi emergere potrebbe essere più facile, ma finalmente "la formica atomica" sembra essersi ritrovata, ma guai a crogiolarsi sulle belle prestazioni fatte si qui, la stagione è lunga e di partite ce ne sono ancora tante da disputare.
E così se un piccolo grande esulta e celebra i propri fasti, quelle che dovrebbero essere le "grandi del campionato", forse non si dimostrano all'altezza delle aspettative.
Il Milan perde contro i biaconeri, continua a cercare la condizione migliore che tarda ad arrivare e la vetta della classifica si allontana sempre di più un po' alla volta.
Ma non sono solo i rossoneri deludenti. Nell'anticipo del sabato l'Inter perde contro il Napoli e lo fa subendo 3 reti. Si dirà che protagonista è stato l'arbitro Rocchi che con delle decisioni nefaste e alquanto discutibili ha decretato la vittoria partenopea, nonostante il primo tempo combattuto e divertente.
Ma allora ci domandiamo: come mai una volta (ad esempio quando c'era Mou) anche in inferiorità numerica l'inter (ma di esempi ce ne sono a bizzeffe anche con altre squadre) riusciva lo stesso a strappare il risultato utile? Come mai, si preferisce scaricare la colpa tutta sulle pecche arbitrali (che non neghiamo ci sono state), ma senza pensare alla mancanza di reazione nel secondo tempo quando si giocava in 10? Forse comodità, forse mancanza di lucidità nell'analisi post-partita o paura di essere tornati con i piedi per terra, dopo il polverone estivo degli strascichi di calciopoli?
Difficile darsi una risposta certo è che chi a inizio stagione era considerato outsider ora si trova in vetta alla classifica, mentre chi sarebbe dovuto fuggire in solitaria, ora è dietro ed arranca.
Un campionato equilibrato, forse di livello non esaltante ma più vivo e vivace, dove anche le formiche, un giorno possono svegliarsi leoni.

Articolo di Kaiserniky
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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