Il calcio è uguale per tutti

Lo avevano detto!
Quando era stata presentata la Clericus Cup, il campionato pontificio promosso dal CSI si era parlato di un campionato come tutti gli altri, che fosse esempio di fratellanza nello sport, che rappresentasse il lato educativo dello sport, quel lato che nel calcio dei campioni finisce sempre per soccombere.
La fratellanza e l’integrazione razziale erano garantite dalle rose delle squadre: 300 giocatori provenienti da 50 paesi del mondo e da tutti e 5 i continenti: la trasposizione cristiana dell’Inter di Moratti e Mancini.
Per quel che riguarda la correttezza e l’educazione, beh stiamo parlando di un campionato dove giocano preti e seminaristi, non potevano esserci dubbi che il rispetto per gli avversari sarebbe stato massimo!
Ma quando c’è di mezzo una coppa, nessuno si inchina all’avversario e allora succede che nell’ultimo turno ci sono stati ben tre espulsi.
Un giocatore che viene provocato da un avversario e, invece di scambiare un segno di pace con lui, gli risponde per le rime guadagnandosi il rosso diretto, un altro che interviene in maniera molto dura ai danni del portiere avversario con l’arbitro che decide di non assolverlo ed un allenatore che protesta eccessivamente verso il direttore di gara che finisce la partita anzitempo.
Il calcio, amatoriale, professionista o clericale, è sempre il calcio: falli, espulsioni e polemiche sono una parte di questo bellissimo sport!


Articolo di Mike75
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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