Il mercato delle parole

C’era una volta un mercato calcistico fatto da persone serie, dove si parlava poco e si concludevano affari in maniera sobria. In quel mercato i soldi pur importanti contavano un po’ di meno, valeva di piu’ il prestigio di andare a giocare per una società gloriosa, addirittura a volte si facevano scelte di vita diverse non legate a meri calcoli economici ed esistevano le così dette giocatori-bandiera, razza oramai in via di estinzione.
Ma soprattutto era un ambiente dove una parola data, sigillata con una stretta di mano, valeva piu’ di mille contratti perchè si era tra signori.
Oggi di parole ce ne sono tante, troppe e soprattutto ce ne sono poche che meritano attenzione. I giornali sparano ogni giorno dalle proprie pagine notizie di calcio mercato con interessamenti e possibili acquisti, bufale e panzane estive che ci accompagnano quotidianamente ed alle quali, come alla peggiore delle droghe, ci siamo assuefatti e con le quali conviviamo. Che i giornali, in particolare quelli sportivi, non brillino per obiettività e professionalità, essendo oramai dei giornaletti a servizio di questa o quella tifoseria è risaputo e quindi non stupisce in una società dove l’informazione ha assunto il ruolo di cortigiana. Ma quello che forse emerge in questi giorni e che ci fa essere nostalgici è che anche tra i protagonisti attivi del calcio, presidenti, dirigenti, giocatori, procuratori e via dicendo, non vi è piu’ alcuna regola se non quella del denaro.
Le parole date, le strette di mano, sono 2 di picche e valgono ancora meno. Cosi’ capita sempre piu’ spesso che i giocatori vanno a dormire con una maglia e si risvegliano con un’altra, giocatori che, essendo ancora tesserati con i club di appartenenza firmano contratti con altre società e se va bene uno solo.
Il calcio si è adeguato a quella mancanza di scrupoli che regola l’economia moderna, quindi il nostro non è stupore ma solo nostalgia per quei valori morali abbandonati e che appaiono sempre piu’ lontani nel calcio così come nella vita.
Non resta che tenere in allerta uno buono spirito critico per difenderci da un abuso continuo di tante, troppe parole spesso camaleontiche e ruffiane, che ci permetta di mantenere separate Ragione e Tifo.

Articolo di Lallo
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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