In ricordo di un grande ometto

Peppino Prisco.
Sono passati cinque anni ormai da quando, in quel 12 dicembre del 2001, se ne è andato portando via con sè la simpatia e l’ironia che davano quel senso di umanità al calcio.
Era un dirigente tifoso Peppino, al contrario di quelli di oggi che ormai sono veri e propri manager che devono gestire milioni di euro, che devono mantenere uno stile che quel ruolo richiede.
Era un tifoso diventato dirigente Peppino.
Esultava ricordando il Milan due volte in B (una volta gratis ed una a pagamento come diceva lui), sognava che la gente che lo incontrava per strada gli gridasse Peppino campione d’Italia.
Calciopoli non gli sarebbe piaciuta, lo scudetto vinto così non gli sarebbe piaciuto, ma quello probabile di quest’anno sarebbe stato il massimo per lui, con la Juve in B ed il Milan che naviga nei bassifondi della classifica.
Peppino aveva un grande pregio: pur essendo dichiaratamente e sfegatatamente interista era amato da tutti, anche dai tifosi delle altre squadre perché la sua simpatia andava oltre la fede per una squadra.
Dopo di lui solo un altro dirigente è riuscito ad unire nello stesso sentimento tutti quanti: Luciano Moggi, lo odiano tutti gli anti juventini e dopo calciopoli e la Juve in B, anche tutti i tifosi bianconeri.
Peppino ricordava Facchetti come giocatore più simpatico perché dopo un goal si era fatto tutto il campo immerso nella nebbia per abbracciarlo.
Ora se ne sono andati tutti e due, ma Prisco non ha voluto correre rischi: diceva che alla soglia degli ottant’anni aveva deciso di diventare più diplomatico, di non parlare male sempre della Juventus, perché si chiedeva giustamente: e se poi Dio è tifoso bianconero?

Articolo di Mike75
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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