L’illusione di alternative

L’illusione di alternative (Watzlawick-Erickson)
Cominciamo. Un campionato senza sorprese riesce improvvisamente a riaprirsi e a regalare un qualche interesse. Il punto è che se poi in cima si dimenticano di come si gioca (ma l’hanno mai saputo?) ecco che tutto si scombina, si rimescola. Le motivazioni delle prime sono evidentemente diverse. I lupacchiotti che sono ben oltre le aspettative di inizio anno, sono spigliati e senza timori, tanto al peggio sono ricchissimi di credibilissime scusanti, i diavoletti altrettanto lieti di poter dire -ci mancano i paperi, i tulipani non fioriscono, lo spice ha scoperto l’achillico problema- e via così. Ma lo squadrone dominatore di tutti i tipi di stoffe o cartoni italici? Che scuse può accampare? Nessuna, ecco il punto. La formazione più ricca, più zeppa di campioni, con l’allenatore più osannato (che qualsiasi allenatore di terza categoria farebbe lo stesso con cotanta rosa), come può dimenticarsi di giocare? In verità ha fatto una discreta collezione di monoliti lignei anche a Roma, ma non per questo cambia il giudizio. Continuo a pensare che ci sia in Eupalla una ricerca ossessiva di accrescere l’interesse verso una competizione a cui mancano gli attori. Il Mou nella sua follia punta a dimostrare di essere One, e per riuscirci dimentica il buon Mario per farlo crescere e schiera formazioni con l’unico scopo di prendere gol e poi cercare la risalita. Lo schema è l’allenamento selettivo per le rincorse difficili con l’obiettivo di forgiare la mentalità della squadra verso l’umiltà e la sofferenza. Ovviamente tale elucubrante pensiero si scontra con la realtà, ma è il blasone della compagine che è in difetto rispetto alla realtà stessa. Il tifoso nerazzurro ha nel DNA l’ingiustizia subita in anni di arrancaggio verso le cime che erano negate, dai rigori non dati, dai titoli mai raggiunti. Ora incapace di gestire la fama e la gloria che il campo (e non solo) gli ha regalato, eccolo spaesato e bisognoso di riversare la sua rabbia atavica verso un mondo che non l’ha mai del tutto tollerato, e che forse negava con assoluta ragione la sua stessa esistenza. Quindi ecco l’idea geniale. La sofferenza del più forte. Questa è la chiave. Come in altri luoghi dove Eupalla è, anche se non del tutto quasi completamente estranea, il piangere miseria, ingiustizia, illealtà dona il fascino perverso della rivalsa contro il mondo avverso e persecutorio. La realtà anche in questo caso non c’entra. Se da una parte sono gli errori arbitrali, i rigori negati e i fuorigiochi concessi, dall’altra sono i media ostili, i magistrati oppressori, le libertà negate. Insomma sempre le stesse cose, e così facendo si negano le verità e si sostituiscono con un mondo illusorio che si distanzia sempre di più dalla realtà e dal resto del pianeta. Il disincanto pare l’unico modo per osservare il processo e per analizzare i fatti. Inter sovrana e irriverente che finge difficoltà per interesse. Ma si sa che a tirare la corda talvolta si spezza e se dovesse avvenire l’interesse nel paese e in Eupalla potrebbe spalancare gli occhi a molti sottraendo il famoso affettato dalle palpebre sbarrate e riconducendo lo sguardo dove la sofferenza e il disagio realmente risiedono.
Sperem

P.S. pur non ricordandomi la stringa faccio divieto a tutti di evitare di cercare il blog del buon Kaiser per approfondire e ragionare di facezie e seriosità.

Articolo di SCA–TTANTE
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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