La Cina cambia, ma anche no




La fiaccola olimpica si è spenta ed è calato il sipario sulle XXIX Olimpiadi.
La Cina organizzativa non può che essere promossa, avendo dato un’impressionante dimostrazione di forza, nella quale hanno spiccato le due cerimonie che hanno aperto e chiuso i giochi. Dubbi invece restano sulla Cina politica, ma era da sciocchi pensare che lo sport potesse fare un miracolo.
I sistemi autoritari del governo di Pechino non cesseranno e torneranno ad avere spazio negli ambienti diplomatici e sui media mondiali.
Si è cercato da più versanti di caricare di simbologie politiche questi giochi cercando di strumentalizzare gli atleti, chiedendo loro azioni di dissenso, ma questo non c’è sembrato giusto, visto che ci sono atleti che vivono all’ombra d’immensi sacrifici i loro sport, che emergono solo ogni quattro anni in occasione delle Olimpiadi portando un po’ di popolarità ai propri interpreti. Sono i governi delle varie nazioni, a nostro parere, che avrebbero dovuto inviare segnali diversi ed in altri ambiti, ma ovviamente la Cina è oramai partner commerciale, imprescindibile per chiunque e allora meglio chiudere un occhio sui metodi troppo autoritari e poco democratici che spesso il governo di Pechino mette in atto.
I giochi hanno dimostrato che la Cina è uscita dal proprio isolamento storico, ribadendo la propria forza e la propria voglia di essere protagonista degli equilibri mondiali, ribadendo al mondo di non gradire le troppe attenzioni rivolte ai propri affari.
Quindi è una Cina che cambia ma anche no, in un futuro sempre più tinto di giallo.

Articolo di Lallo
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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