L’ultimo saluto

Non è facile trovare le parole per salutarti.
Te ne sei andato troppo in fretta, senza proclami, sottovoce, nello stesso modo in cui sei vissuto.
Un giornalista d’altri tempi, un uomo d’altri tempi, di quelli che bacchettavano anche con energia e rigore, ma mai con volgarità, mai ergendoti a protagonista, sempre misurato e mai eccessivo, come un padre di famiglia, come solo tu sapevi essere.
Non c’è più nessuno come te, nessuno che nasca e muoia giornalista perché è quella la sua vocazione: oggi ormai i tuoi pseudo colleghi vanno a scannarsi in televisione, vogliono essere protagonisti e, consci di non avere le tua capacità, cercano la popolarità litigando con allenatori e calciatori, facendo i giudici di gare di ballo, usando il giornalismo come punto di partenza per diventare fenomeni da baraccone nel dorato mondo televisivo.
Tu non eri così, non potevi essere così, non saresti mai stato così.
Sei stato un esempio da imitare, il mito da raggiungere, il sogno di un ragazzino che leggeva quello che scrivevi e voleva diventare come te, voleva arrivare dove sei arrivato tu, voleva essere Candido Cannavò. Lo so, forse non sarò mai al tuo livello, ma sono qui, ho un mio piccolo spazio, posso scrivere tutto quello che penso senza censure come facevi tu ed è da qui che voglio salutarti, perché in fondo giornalisti lo si è soprattutto dentro, perché lo si può essere ovunque, scrivendo come si usava prima su un pezzo di carta, oppure come faccio io nel mondo virtuale, o ancora come fai tu adesso, usando le stelle come parole.


Articolo di Mike75
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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