Ne resterà uno solo

No non stiamo parlando della trama di Highlander, ma bensì dell’edizione corrente del Tour de France.
Che il ciclismo sia uno sport in crisi, succube del doping, è un dato di fatto ma nessuno pensava che il livello di coinvolgimento fosse così ampio per non dire totale.
La campagnia messa in atto da UCI e gli stessi organizzatori della Grande Boucle, con l’obbligo di firmare un documento, che impegnava i corridori trovati positivi, oltre alle sanzioni già previste al pagamento di una penale pari’ ad un anno di stipendio, non ha dato i risultati sperati.
Così anche quest’edizione del Tour si sta trasformando in una gara ad eliminazione con nuovi colpi di scena quotidiani, che non risparmiano i protagonisti assoluti come Vinokourov e la stessa maglia gialla Rasmussen fino ad ieri assoluto dominatore, prima che la sua stessa squadra lo cacciasse dalla corsa.
Quello che non riusciamo a capire è come uno sport nobile e di antiche tradizioni si sia consegnato completamente nelle mani di stregoni del testosterone e sciamani dell’emotrasfusione, imboccando la via del non ritorno.
Sicuramente il ciclismo e lo sport in generale non ha saputo trovare un rimedio, per arginare l’influenza dei crescenti interessi economici che si muovono intorno a questo mondo e si sa che l’occasione fa l’uomo ladro, le scorciatoie e l’inganno a fini di lucro, sono diventate sempre più diffuse nella nostra evoluta società.
Così ad oggi l’unica soluzione per ridare credibilità all’intero movimento ciclistico non può che essere l’azzeramento assoluto con successiva ricostruzione.
Serva, quindi, da monito a tutti gli altri sport dove l’ombra del doping si allunga sempre più: se non si interviene per tempo stroncando la fastidiosa connivenza con farmacie e pseudo dottori non c’è futuro.
A noi non resta che sperare che i nostri sogni legati alle emozioni che lo sport può evocare, non vengano distrutti uno ad uno. Senza sogni il mondo diventa sempre più grigio.

Articolo di Lallo
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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