Olimpiadi: gioie ed amarezze, vittorie e sconfitte


Si è chiusa l’edizione numero 31 dei giochi olimpici moderni.
Grande assente di questa manifestazione, almeno per quanto riguarda l’atletica ma anche molte altre discipline, a causa dello scandalo dovuto al cosiddetto “doping di stato” è stata la Russia.
Numerosi sono stati i protagonisti: in positivo, l’ormai leggenda Usain Bolt (autore di una storica tripla tripletta), l’ “uomo con le branchie” Micheal Phelps (23 medaglie olimpiche ed è nella storia del nuoto), ma anche il “cecchino” Niccolò Campriani (che ha dato lustro al tiro a segno italico), il “siluro” Gregorio Paltrinieri, l’ incantevole Tania Cagnotto (che con i suoi tuffi ha deliziato un’intera nazione), senza dimenticare la cinese He Zi argento nei tuffi e protagonista della prima proposta di matrimonio a cinque cerchi, o i fratelli Brownlee che hanno dimostrato non solo di essere grandissimi atleti, e teste di serie del Triathlon, ma anche cosa significa essere “fratelli”, o le atlete D’Agostino ed Hamblin che nei 5000 metri hanno dimostrato cosa vuol dire essere sportivi e cosa significhi essere “vincenti nella vita”.
In queste olimpiadi, come spesso accade, sono caduti anche importi tabù: Iran e Puerto Rico sono riusciti a raggiungere le prime medaglie (bronzo nel taekwandoo femminile la prima, oro nel tennis femminile la seconda). Abbiamo assistito a proposte di matrimonio, a dediche che rivendicano i diritti “arcobaleno” e ad atlete che hanno candidamente ammesso in mondo visione che la loro performance è stata deludente a causa del ciclo mestruale.
Purtroppo ci sono state anche le note dolenti.
Al di là dell’inconveniente tecnico della caduta di una telecamera “sospesa” sugli spettatori che ha causato alcuni feriti, o dell’acqua verde della piscina olimpica, sono stati anche altri episodi che hanno lasciato l’amaro in bocca. Mi riferisco in particolare alla mancata stretta di mano tra il judoka egiziano e quello israeliano (sintomo della tensione tra i due paesi, ma anche un’occasione persa per conciliare la pace), e all’asserita rapina subita dai nuotatori statunitensi (sulla quale le forze di polizia brasiliane stanno al momento indagando ma che al momento sembra sia stata una grande balla inventata dai nuotatori americani.).
Il più grande cruccio per questa olimpiade in generale, e per noi italiani in particolare, è quanto avvenuto in merito al caso Schwazer.
Il Tribunale Sportivo ha stabilito una squalifica di 8 anni.
Da quando si è avuta notizia della nuova positività, Alex Schwazer ha ribadito la sua innocenza. Alex sapeva che sarebbe stato iper-controllato al suo rientro dopo la sua precedente squalifica, e pare quantomeno anomalo quanto avvenuto relativamente alla catena di custodia dei suoi campioni.
Il suo allenatore, Sandro Donati, da sempre in prima linea nella lotta al doping, non lo ha mai abbandonato.
La sensazione è che Alex sia stato punito per qualcosa che questa volta non ha commesso e che tale punizione sia stata decisa dell’alto per punire chi da sempre lottava contro un sistema corrotto. Quanto avvenuto da gennaio 2016 ad oggi appare veramente anomalo e i dubbi che tale vicenda hanno suscitato appaiono assolutamente leciti.
Spiace umanamente per l’atleta. Ad uscire malconcia da questa vicenda oltre all’atleta altoatesino è anche l’atletica che è parsa affidata ad organi sui quali ora aleggia un clima di sospetto e complotto, organi sui quali, sportivamente parlando, tutto può dirsi fuorchè che riescano a garantire in maniera imparziale i principi cardine dello sport.
Si chiudono queste olimpiadi e le 28 medaglie totali dei nostri atleti dimostrano che l’Italia non è fatta di soli individualismi ma anche di squadre (in primis le rappresentative della pallanuoto e della pallavolo maschile e femminile), che lottano, che vincono e convincono.
Il bottino di medaglie che portiamo a casa dimostra anche che con la voglia di fare ed il sacrificio tutto è possibile, figuriamoci poi se le varie discipline fossero ben finanziate ed aiutate a crescere.
Cala il sipario su Rio 2016. l’appuntamento è tra quattro anni a Tokyo, sperando che i sacri valori delle olimpiadi aiutino a migliorarci tutti e possano illuminare anche chi organizza ed amministra gli sport e gli eventi sportivi

 
Articolo di Kaiserniky
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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