Uno sciopero critico e criticato

E' cosa nota e stranota che il nostro Paese stia affrontando, al pari di altre Nazioni con realtà forse anche più solide in metodi e modi, la crisi economica.
Fa quindi specie o per almeno può far storgere il naso a molti, il possibile sciopero che l'Associazione Italiana Calciatori vorrebbe indire in occasione della prima giornata di campionato.
Vediamo  i punti della discordia:
1) IL CONTRATTO:  Per la Lega deve essere flessibile, i soldi devono essere in gran parte legati ai risultati, l'Aic accetta la parte variabile solo per il 50per cento.
2) L'ESCLUSIVA: Per la Lega il calciatore deve fare soltanto il calciatore, per l'Aic deve restare libero di decidere cosa fare fuori orario calcio.
3) IL COMPORTAMENTO: La lega chiede codici ferrei di condotta ed etica anche fuori dal campo, l'Aic è per mantenere libertà assoluta nel tempo libero.
4) LE CURE: Le società chiedono che dipendano esclusivamente da specialisti di fiducia del club, i giocatori vogliono restare liberi di scelta facendo pagare al club.
5) LE SANZIONI: per i club devono essere automatiche in caso di mancanze classiche, l'Aic vuole invece restino di volta in volta decise dal collegio arbitrale.
6) IL NODO ARBITRI: La lega vuole riformare il collegio arbitrale con un presidente esterno al calcio, l'Aic insiste per non toccarlo, con presidente sorteggiato tra quelli designati da Lega e Aic.
7) LA PREPARAZIONE: Per la Lega il tecnico deve avere la possibilità di decidere di far allenare anche in più gruppi, l'Aic è per mantenere il gruppo unico.
8) RIFIUTI: La Lega chiede che un giocatore non possa rifiutare il trasferimento ad un club di stessa qualità e con soldi garantiti. Se rifiuta, risoluzione del contratto ma pagamento del 50per cento dell'emolumento e libertà di firmare con chi vuole. Per l'Aic è reintroduzione del vincolo

Come si può dedurre ad un prima occhiata, nulla di trascendentale, nulla di eccessivo.
E' vero ad incrociare le gambe saranno i giocatori di serie A, che di loro hanno già una buona visibilità. Ma i nodi contestati andrebbero applicati anche a chi, così tanta visibilità ed esposizione ai media, non ce l'ha (quindi anche alle squadre di Serie B e Lega Pro).
Se i punti 1), 2) e 3) possono trovare facilmente (a nostro avviso) un accordo o una mediazione, c'è da sottolineare che comunque nel punto 3) ne vanno di mezzo le performance delle singole squadre che spesso anche in passato hanno introdotto codici etici, o opzioni contrattuali (sui singoli giocatori) proprio per arginare ed evitare comportamenti "sconvenienti o trasgressivi."
Forse più ostici da controbattere sono i punti 4) e 7): i giocatori sono patrimoni delle società quindi è ovvio che tali società vogliano tutelarsi, ma un medico dovrebbe essere consigliato e "non imposto", certo potrebbe esserci qualche personaggio "ambiguo" e proprio per questo forse la soluzione più equa sarebbe l'avvallo della società (che ha modi e strumenti per informarsi sul medico in questione) successivo alla scelta del giocatore.
Il nodo della preparazione atletica invece, a modesto parere di chi scrive, è alla base dei quei principi che il calcio dovrebbe esprimere: ossia uguaglianza, pari trattamento e non discriminazione.
L'allenare una squadra in più gruppi (che in questo caso sarebbero i famosi fuori rosa) lede (a nostro avviso) tali principi. Qua non ci si riferisce solo ai meri gruppi numerici di giocatori, ma anche all'uso di strutture non adatte o non perfette per il lavoro da svolgere.
Il punto 5) invece,  vorrebbe equiparare i comportamenti dei giocatori senza guardare nello specifico il perchè ed il per come si siano verificati gli episodi. C'è anche da dire che se rimane tutto com'è il collegio arbitrale può applicare il principio di analogia, per cui, per casi simili, si applicano sanzioni simili
Continuando con il punto 6): più volte si è detto che ci vorrebbe una ripulita dell'intero sistema per cambiare le cose, ma si è puro visto in tempi recenti che un soggetto terzo, può aver avuto (o avere) interessi comunque in ballo, bisognerebbe vedere chi sarebbe questo presidente esterno. Ma d'altro canto le persone che masticano o hanno masticato calcio, sanno di cosa si occuperebbero e per questo forse la soluzione attualmente in vigore sarebbe la migliore.
E per concludere il punto 8. Ad avviso di chi scrive si equiparerebbe il calciatore, di per sè una persona, ad una merce, (quasi schiavizzandolo).
Tra l'altro questo è il nodo che desta le maggiori perplessità: l’obbligo di accettare destinazioni sgradite, pur di pari livello, e la possibilità di rescissione unilaterale da parte dei club, di contratti liberamente siglati (e prima ancora proposti) dalle stesse società sembrano soluzioni estreme e forse eccessive, e allo stesso modo rivoluzionarie.
C'è anche da dire attualmente I calciatori sono favoriti, trovandosi in posizione di forza nei confronti dei club. I calciatori infatti possono (al momento) firmare contratti pluriennali, per poi chiedere l’aumento dopo mezza stagione giocata a buoni livelli o inventasi scuse o strani infortuni per essere ceduti.

Non si tratta quindi (questa volta) di principi o comportamenti da prime donne o da calciatori viziati. E i mass media hanno perso l'occasione per trasmettere questo messaggio.
Certo chi sciopererebbe sarebbe la Serie A, (che ha maggiore visibilità) ma gli interessi sarebbero anche di Sere B e Lega Pro (ben meno stipendiate).
Non sappiamo se si partirà regolarmente o meno, ma in ogni caso non sono motivazioni campate in aria.

Articolo di Kaiserniky
A Cura del Gruppo Giornalistico di ScudettoWeb

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